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CANTIERE DELLA SINISTRA DEL VALDARNO

Federazione della Sinistra del Valdarno Aretino

10 maggio
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Ferrero e Diliberto: “Sabato in piazza per cacciare Monti. Sta solo aggravando la crisi. Fiscal Compact come una guerra, per questo va fermata la ratifica in Italia”

Il Governo Monti sta aggravando la crisi, non combatte la speculazione, crea una grave ingiustizia sociale, è un governo politico di destra che fa il lavoro sporco, deve andare a casa prima possibile. Oliviero Diliberto, segretario del PDCI e Paolo Ferrero, segretario del PRC, lo hanno detto a una sola voce, presentando alla sala stampa di Montecitorio la manifestazione «contro il Governo Monti» che hanno promosso insieme e si svolgerà sabato a Roma con un corteo da Piazza della Repubblica al Colosseo.

Ferrero e Diliberto fanno appello alle altre forze di sinistra che si battono contro Monti (implicitamente a SEL, che non aderisce alla manifestazione ma che vedrà la partecipazione di alcuni suoi esponenti nazionali) per creare una mobilitazione più ampia e unitaria. La ricetta può essere solo quella di andare subito alle elezioni per ridare la parola al popolo come vuole la democrazia. Prima si ferma la politica economica devastatrice di questo governo e più possibilità ci sono di invertire una tendenza che sta solo causando recessione, disoccupazione, povertà e morti. L’alternativa c’è, a partire da una tassa patrimoniale che faccia pagare ai ricchi e non ai più deboli il costo della crisi; una vera lotta alla speculazione finanziaria senza scaricare i costi su lavoratori e pensionati; la creazione di una banca pubblica. «Non chiediamo di uscire dall’Europa – ha precisato Ferrero – ma di cambiare la politica europea, facendo sponda a Hollande che, a differenza del PD in Italia, mette in discussione il Fiscal Compact. Per prima cosa, il Parlamento non deve ratificare il Fiscal Compact che in Italia avrebbe l’effetto recessivo di una guerra. Per venti anni avremo manovre di 45 miliardi l’anno, noi e i nostri figli saremo gettati nel baratro di una recessione ventennale. Serve redistribuzione, innovazione, scuola e università pubblica. E il governo deve rinunciare all’acquisto dei cacciabombardieri che sono una vergogna soprattutto se in una fase in cui si taglia ogni pezzo di stato sociale».
«Questo governo è forte con i deboli e debole con i forti. È indispensabile mandarlo a casa al più pesto», ha aggiunto Diliberto.

Ferrero ha aperto anche una parentesi sulla storia di Mario Monti, che ne dimostrerebbe la piena responsabilità della crisi in corso. «Mario Monti è stato international advisor della Goldman Sachs, uno dei principali soggetti che hanno compiuto le speculazioni finanziarie alla base della crisi attuale. Quindi è in conflitto di interesse anche lui, come Berlusconi. Se vogliamo mantenere la democrazia dobbiamo tornare a votare al più presto, non dobbiamo lasciare che a gestire la crisi siano coloro che l’hanno provocata». Ferrero inoltre ha definito la riforma dell’Articolo 18 una misura «per mettere paura ai lavoratori rendendoli tutti precari», e la mancata risposta sul problema degli esodati «la pìù grande vergogna della storia della Repubblica».

TUTTE/I IN PIAZZA IL 12 MAGGIO A ROMA CONTRO IL GOVERNO DI BANCHE E PADRONI!

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09 maggio
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L’Europa a due/tre velocità e una Germania sempre più forte. Cosa c’è di meglio per la Merkel?

fonte: controlacrisi.org

Una Europa a due velocità con una corsia di emergenza per le eventuali fermate tecniche più o meno prolungate. E’ questo il profilo del Vecchio continente che sta uscendo fuori all’indomani delle elezioni in quattro stati e a pochi giorni dai vertici europei che, sulla base dei nuovi rapporti di forza, dovranno decidere come “tirare a campare” per i prossimi mesi. E così mentre la Germania mostra i muscoli sfoderando i dati sull’export, e la Grecia si appresta a fare fagotto, gli altri paesi cercano di cavarsela al minor prezzo mettendo mano ad altre pesanti manovre.

La tensione è alle stelle. E nessuno è in grado di prendere decisioni. Si preferisce andare avanti con la politica dei vertici informali perché la febbre dei mercati si sta alzando di ora in ora. Comincia il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy che nel pomeriggio sarà a Parigi per un incontro con il presidente eletto francese Francois Hollande e con il presidente uscente Nicolas Sarkozy.

Alexis Tsipras, intanto, il leader della leader della Coalizione della Sinistra Radicale (Syriza), al quale ieri è stato conferito l’incarico esplorativo per formare un nuovo governo, sostiene apertamente che i termini dell’accordo di salvataggio internazionale del suo Paese non possono essere più applicate dopo che gli elettori hanno rifiutato le misure di austerity accettate dal governo uscente. In una lettera che oggi invierà al presidente della commissione Europea, Jose Manuel Barroso, al presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy e al presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, il leader del secondo partito ellenico non nasconde la possibilità che in assenza di consultazioni fruttuose bisognerà tornare alle urne a giugno. Intanto, Aleka Papariga, leader del partito Comunista di Grecia (Kke, 26 seggi) ha rifiutato l’invito a discutere della possibilità di entrare nella coalizione di governo. Papariga ha spiegato il rifiuto con il fatto che, a differenza di Syriza, il Kke vuole l’uscita della Grecia dall’Ue e dall’eurozona. Kouvelis, dal canto suo, ha detto che il suo partito appoggerà un eventuale governo di coalizione delle sinistre a larga maggioranza “per non far tornare di nuovo il Paese alle urne” ed ha ribadito a Tsipras le condizioni poste dal proprio partito: distacco dal Memorandum e permanenza della Grecia nell’Unione Europea e, di conseguenza, nell’eurozona.

E’ anche per questo motivo che in Germania stanno pensando ad una sorta di “piano B” per la Grecia. A parlarne all’Handeslblatt line sono diversi economisti tedeschi. E anche il mondo politico sembra non essere così distante dalla questione. “È assolutamente giusto sviluppare un piano B per la Grecia che ne consenta un’uscita su binari ordinati”, dice ad esempio Kai Carstensen, dell’Istituto Ifo di Monaco. Gli fa eco Michael Huether dell’Istituto IW: “Un paese che non rispetta gli impegni non può aspettarsi solidarietà dagli altri”. L’Europa deve mettere in chiaro che non si può indebolire il percorso del rigore e del risanamento dei bilanci, prosegue il ragionamento. “La Grecia può ottenere nuovi finanziamenti del fondo di salvataggio solo se rispetta gli impegni”, è la conclusione.

Quindi per i tedeschi è meglio maturare perdite consistenti per le proprie banche piuttosto che foraggiare il debito greco. Del resto, con le performance economiche che la Germania sta segnando non dovrebbe essere così difficile trovare finanziatori per i titoli. Proprio oggi Merkel è riuscita a collocare sul mercato titoli di Stato ad un tasso minimo e con una domanda superiore all’offerta. L’export tedesco intanto raggiunge un nuovo record a marzo. La Germania ha esportato merce per un valore di 98,9 miliardi di euro, e importato per un valore di 81,5 miliardi, secondo dati resi noti dall’istituto di statistica federale Destatis. Rispetto al periodo analogo dell’anno precedente si registra un aumento dello 0,7% sull’export e del 2,6% sulle importazioni. Rispetto al mese di febbraio 2012, invece, l’aumento dell’export è dello 0,9% e le importazioni hanno segnato un aumento dell’ 1,2%. Il saldo commerciale di marzo segna un surplus di 17,4 miliardi. In queste condizioni non può far certo paura alla Germania “internalizzare” il rischio del default greco. Senza contare che un eventuale Grecia “vietnamizzata” sarebbe un territorio utile con una forza lavoro a costo zero a due passi da casa.

Infine, imperversa il dibattito sulle ricette per uscire dall’impasse. Da una parte i rigoristi e, dall’altra, i keynesiani. Su Repubblica è comparso un appello firmato da una serie di personalità europee tra le quali ci sono Romano Prodi, Giuliano Amato, Jaques Attali, Emma Bonino, Enrique Baron Crespo, Pascal Lamy. Alberto Quadrio Curzio. I firmatari parlano della necessità di “correggere gli squilibri dell’Unione economica e monetaria superando le insufficienze del trattato di Lisbona per andare al di là del coordinamento fra Stati membri” e avanzano una seria di proposte, dalle riforme “in particolare nel settore dei servizi”, dei “project bonds”, della mutualizzazione di una parte dei debiti del passato. “Noi chiediamo che i deputati europei della zona Euro si riuniscano immediatamente” e per la celebrazione di “assise interparlamentari sull’avvenire dell’Europa come era stato proposto da François Mitterrand davanti al Parlamento europeo alla vigilia della caduta del muro di Berlino”. Per i firmatari, “questo federalismo di necessità darà vita ad una vera Europa politica e sociale”, “solo il federalismo sarà capace di evitare il fallimento dell’euro e le sue conseguenze disastrose sulla vita di tutta l’Unione europea”.

Il problema non è il “federalismo” per la Germania, ma a quanti paesi chiamare a farne parte.

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06 maggio
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Una bella domenica per l’Europa.

Buone notizie dalla Grecia dove la sinistra raggiunge il 25% dei consensi in un clima politico e sociale estremamente difficile e buone notizie anche dai cugini francesi. Salutiamo pertanto con grande favore la vittoria di Hollande in Francia che è una boccata d’ossigeno nell’asfissiante cappa neoliberista che opprime l’Europa. Il suo programma è tuttavia per noi comunisti il minimo sindacale per uscire dalla crisi perché c’è bisogno di politiche più ampie e incisive. Una crisi che è la manifestazione d’arroganza delle destre europee che usano la crisi stessa, anche aggravandola con politiche economiche sciagurate, per stringere il cappio al collo dei diritti di milioni di lavoratori/lavoratrici europei a fine di sottomettere l’intera Europa al dominio di padroni, speculazione e mercati.

In Italia in tanti, forse troppi, esultano ora a sproposito per la vittoria di Hollande mentre sostengono in parlamento uno dei peggiori governi di destra della storia repubblicana guidato da un burattino dei più deleteri poteri finanziari. Anche in Italia questi personaggi ipocriti e questi partiti vanno cacciati via dal governo e dalla storia, ma l’amara realtà è che qui non esiste una sinistra capace di portare avanti neppure il minimo sindacale di Hollande. E’ giunta perciò anche qui l’ora di un grande sforzo popolare di cambiamento e ricordiamo che il cambiamento non viene dall’alto, non si produce in natura, ma diviene realtà solo tramite il nostro impegno comune.

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01 maggio
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Bocciata in consiglio comunale la mozione sull’acqua pubblica. PdCi: “Ci piacerebbe che i partiti di maggioranza spiegassero perché hanno votato contro”

Glenda Venturini fonte: valdarnopost.it

La mozione presentata dai Democratici e Progressisti, che richiamava il comune al rispetto dell’esito referendario sull’acqua pubblica, è stata respinta con il voto contrario di tutta la maggioranza. Sul caso interviene PdCi-FdS di Montevarchi: “L’attuale maggioranza vive una apparente contraddizione”
Una mozione che chiedeva al comune di Montevarchi di esigere il rispetto dell’esito del referendum sull’acqua, con cui i cittadini ribadirono il carattere pubblico del bene. Una mozione presentata dal gruppo dei Democratici e Progressisti, ma nata con il contributo venuto dal dialogo con la Federazione della Sinistra, forza che non siede nei banchi del consiglio comunale. La mozione, però, non è passata: è stata respinta con il voto contrario di tutta la maggioranza.

Sul caso, oggi, interviene Valdemaro Cordelli, Segretario dei Comunisti Italiani per la federazione della sinistra di Montevarchi. “Le forze politiche che sostengono il sindaco Grasso, Partito democratico, Italia dei valori, e La sinistra per Montevarchi, vivono una apparente contraddizione”, sostiene Cordelli. “Pd ed IdV, che era addirittura una delle forze politiche promotrici del referendunm nazionale sulla ripubblicizzazione delle tariffe idriche, hanno inspiegabilmente votato contro, nel consiglio comunale, alla nostra mozione che richiamava il comune di Montevarchi al rispetto del referendum. La sinistra per Montevarchi, pur essendo un movimento locale, per il fatto stesso che si definisce di sinistra dovrebbe avere a cuore certi argomenti. Probabilmente non è così, forse i loro riferimenti non sono i cittadini con i loro problemi, forse guardano verso altri lidi”.

“Ricordo – continua Cordelli – che la stessa Regione Toscana per indicazione del Presidente Rossi, invita i comuni ad intervenire subito per disciplinare le tariffe, in modo coerente con il quesito referendario, ed oltretutto ricordando che la stessa cosa è stata fatta dal Ministro dell’ambiente Clini”.

“Ci chiediamo il perchè di queste prese di posizioni da parte dei suddetti partiti montevarchini, e ci piacerebbe che i rispettivi capigruppo di Pd, IdV, e Sinistra per Montevarchi ci dicessero quale è stata la motivazione del loro voto contrario, perché a livello nazionale essi hanno una posizione e qui quella totalmente opposta: dove sta la coerenza di queste forze politiche?”.

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01 maggio
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Primo Maggio 2012

Oggi festeggiamo il lavoro, il primo fondamento della nostra Repubblica. Chi un lavoro ce l’ha è sotto attacco nei suoi diritti (pensioni e licenziamenti senza giusta causa) e oggi è l’occasione buona per riflettere su come dare il proprio contributo alla lotta, anche piccolo, ma il mare è fatto di tante piccole gocce. Chi invece un lavoro non ce l’ha o ce l’ha precario, sappia che noi comunisti siamo e saremo sempre al suo fianco. Non bisogna rassegnarsi perché questa situazione difficile non è un evento naturale, ma è creata dagli uomini, dalla parte peggiore di loro, perciò sono gli stessi uomini e le donne che hanno il potere e la forza di cambiarla. Stringiamoci uniti perciò nell’antico spirito di questa grande festa. Buon 1 Maggio a tutti/e!

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24 aprile
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Considerazioni sul Consiglio Comunale di Montevarchi

di Flavio Nardi- consigliere del gruppo “Democratici e Progressisti” di Montevarchi.

Venerdì 20/04/2012 presso la Ginestra si è riunito il Consiglio Comunale di cui faccio parte. E’ stata una seduta davvero importante dal mio punto di vista. In quella seduta, infatti, il Consiglio Comunale ha svolto il proprio ruolo con grande senso di responsabilità: ha incarnato alla perfezione, in poche parole, quel “controllo politico e amministrativo” che questo Organo ha il dovere di mettere in pratica.

In due occasioni ha eseguito tale ruolo:
1) Nell’istituzione di un Codice Etico denominato Carta di Pisa
2) Nell’istituzione di un elenco pubblico per l’affidamento di lavori con procedura negoziata senza bando di gara e in economia.

Carta di Pisa.
Premetto che ho molto apprezzato le dichiarazioni del segretario del PD Chiara Galli, del capogruppo Alessandro Bencini e dell’onorevole Nannicini che hanno immediamente espresso il loro appoggio all’istituzione di un codice etico. La mozione riguardante l’adesione alla Carta di Pisa è stata votata all’unanimità dall’intero Consiglio. Con questa votazione compatta ( maggioranza e minoranza) il Consiglio Comunale ha lanciato un messaggio a se stesso, alla Giunta, al Sindaco e alla Città. In momento in cui soffia forte il vento dell’antipolitica, Montevarchi è stato il primo Comune nel comprensorio ad aderire a tale Codice.
La Carta di Pisa ha tre aspetti fondamentali che vanno messi in risalto:
1) All’interno vi sono una serie di divieti ( come il divieto di operare in condizione di conflitto di interessi o il divieto di pressioni indebite).
2) Vi sono una serie di articoli che vanno a consolidare Principi di Trasparenza e di “Buon Governo” ( rispondere a tutte le richieste dei cittadini, utilizzare soltanto criteri di merito nella selezione del personale amministrativo e nelle nomine nelle società pubbliche).
3) Altro aspetto molto importante sono le sanzioni per chi non rispetta tale Codice ( Art 21). Se ad esempio un assessore non rispettasse tale codice, andrebbe incontro a sanzioni come il richiamo formale o come la revoca della nomina.

Istituzione di un elenco pubblico per l’affidamento di lavori con procedura negoziata senza bando di gara e in economia.

Anche in questa votazione il Consiglio Comunale ha votato all’unanimità dando un segnale inequivocabile. Durante varie interviste il Sindaco ( per la vicenda “appalto ex farmacia” vinto dall’azienda della cognata dell’assessore ai lavori pubblici Arianna Righi) aveva dichiarato che questo elenco di ditte esisteva e, anche per questo, era stata rispettata in pieno la norma. Sia la minoranza sia la maggioranza, invece, votando l’istituzione di questo elenco pubblico di aziende hanno dimostrato che il Sindaco aveva dichiarato cose non attinenti alla realtà: il Consiglio non solo ha sancito che questo elenco non esisteva, ma ha impegnato il Primo Cittadino ad istituirlo per rispondere a pieno alla norma nazionale.
Soprattutto in questo caso i consiglieri hanno svolto perfettamente quel ruolo di “controllo politico e amministrativo” che rientra nei compiti principali di tale Organo.

Di fronte a queste due votazioni compatte del Consiglio qualche membro della Giunta si dovrebbe sentir, in qualche modo, sfiduciato e sarebbe un bel gesto di riconciliazione con la Politica ( con la P maiuscola) se ne prendesse atto.

Confido che dopo l’istituzione del codice etico denominato Carta di Pisa, voluto e votato da tutti ( maggioranza e opposizione) non vi siano più episodi di inopportunità politica che non fanno altro che far aumentare quel vento di antipolitca presente a Montevarchi e nel nostro Paese.

Laddove ve ne fossero altri spero che minoranza e maggioranza siano coerenti con quello che hanno votato.

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22 aprile
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Costituzione è popolo

EuropaCancellerie, mercati e stampa estera iper-prudenti. Tra due settimane il ballottaggio. Per l’austerity imposta da Bruxelles sarà svolta o rottura?

Claudio De Fiores fonte ilmanifesto.it

Per la prima volta dalla sua fondazione il fallimento dell’Unione europea non è più un’ipotesi immaginaria. Eppure l’Unione non pare avere alcuna intenzione di mutare rotta. La sua ideologia era e continua a a essere il liberismo. Per gli ideologi del monetarismo comunitario, d’altronde, vi è una sola ricetta in grado di sconfiggere la crisi, quella che, giorno dopo giorno, ci viene propinata dai governi tecnici, dalle agenzie di rating, dalle lettere della Bce: lo smantellamento dei diritti sociali, l’inasprimento delle politiche di austerità, le privatizzazioni.

Anche la crisi greca più che innescare l’auspicata inversione di tendenza verso un’Europa sociale e più democratica, è stata usata dai governi europei come l’ultimo pretesto per regolare definitivamente i conti con ciò che rimaneva dello stato sociale nei rispettivi paesi. Di qui il tentativo di fare della Grecia il luogo di sperimentazione per la costruzione di un nuovo ordine sociale da estendere a tutta l’Europa, il terreno di addestramento del nuovo «sovversivismo dall’alto», l’occasione per il definitivo redde rationem nei confronti del costituzionalismo democratico-sociale.

Di fronte a questo scenario non sono più ammessi dubbi, distinguo, ripensamenti, ma solo sacrifici, senso di «responsabilità», spirito di abnegazione. Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e ora ci tocca espirarne la colpa: «Ce lo chiede l’Europa». Anche se ciò potrebbe voler dire sospendere la democrazia. E non ci si riferisce a quanto potrebbe avvenire in futuro ma a quanto sta già oggi drammaticamente avvenendo. Basta guardarsi intorno: lo scorso novembre il presidente greco Papandreu si è recato al vertice di Cannes del G20 per sottoporre la sua proposta di referendum (sulle misure di austerità) agli altri partner e ne è uscito dimissionario; in Italia una «strana» maggioranza ha forzosamente introdotto in Costituzione la cd. regola aurea per rassicurare trojka e mercati che «stiamo facendo su serio» e che nessun pronunciamento popolare (grazie ai rapporti di forza in Parlamento) sarebbe mai stato consentito su questo punto; le politiche di bilancio dei singoli paesi europei saranno, nei prossimi anni, eterodirette dall’Ue e tutto ciò grazie a quanto previsto in «un accordo separato» (cd. Fiscal compact). Accordo che gli Stati membri saranno sì chiamati a ratificare, ma «a minoranza» (saranno sufficienti le ratifiche di 12 Stati su 25). Per non parlare, infine, dell’atteggiamento stizzito manifestato in queste settimane dall’establishment Ue nei confronti delle imminenti elezioni greche e francesi. Le prime ritenute sostanzialmente «inutili» (essendo la Grecia stata, nel frattempo, espugnata della propria sovranità nazionale) e le seconde definite addirittura «pericolose» (nel caso in cui Hollande dovesse prevalere). Un caso a parte è invece, ancora una volta, l’Italia dove l’asse Abc (Alfano-Bersani-Casini) si sta oggi affannosamente adoperando per costruire, in vista delle elezioni del 2013, un sistema elettorale «nuovo», talmente «nuovo» da essere in grado di perpetuare sine die la sopravvivenza dei governi tecnici, a fronte di partiti sempre più consci della loro inutilità e obsolescenza.

Non c’è da stupirsi. La politica comunitaria europea di questi anni ha sempre cercato di comprimere gli «eccessi democratici» alimentati dal costituzionalismo novecentesco attraverso una progressiva e sistematica neutralizzazione del conflitto. Nulla è però scontato. L’insorgenza delle mobilitazioni sociali in tutta Europa potrebbe riaprire la partita. Le ondate di scioperi in Portogallo e Spagna, la sollevazione dei giovani greci, la rivolta degli studenti londinesi, le proteste degli indignados ci dicono che il destino dell’Europa non è segnato. Ma indignarsi soltanto non basta. C’è bisogno di più e di altro. C’è bisogno che l’indignazione si traduca in conflitto, in linguaggio politico, in nuove forme di interazione tra masse e potere. Fino a farsi mobilitazione democratica e pratica costituente.

L’azione costituente appartiene ai popoli europei e non può essere pertanto imposta dall’alto al mero fine di consacrare sine die l’impianto tecnocratico e liberista dell’Unione. Fare una costituzione significa farsi carico delle grandi sfide della storia, rappresentare le aspirazioni di un’epoca, le passioni di un popolo, produrre un testo coeso nei suoi principi e fondamentale in tutte le sue disposizioni. Solo la presenza di un mito politico condiviso, in grado di alimentare un idem sentire, potrebbe in futuro permettere ai tanti popoli europei di fondersi in un unico demos. Un demos nuovo, emergente, capace di trascendere (senza tuttavia infirmarle) le vecchie appartenenze nazionali e di dare così vita a un’Europa politica.
Solo un generoso sforzo di fantasia avrebbe potuto indurci, negli anni scorsi, a definire «costituzione» un testo ostico e asettico qual era il «Trattato costituzionale» sottoscritto nell’ottobre 2004 a Roma (poi sonoramente bocciato dai cittadini francesi e olandesi nella primavera del 2005). L’irriducibile commistione dei due sostantivi (costituzione e trattato) significava che quel testo non era una vera costituzione, bensì un trattato posto in essere dagli stati e, in quanto tale, soggetto esclusivamente alla loro volontà.
Ciò che, negli anni scorsi, è stato definito «processo costituente europeo» altro non è stato pertanto che un espediente retorico. Un artificio linguistico che ben poco aveva a che fare con la costituzione e con il costituzionalismo. E la ragione è evidente: una cosa è procedere alla stesura di una Costituzione al fine di (ri)fondare l’unità politica di un popolo; altra cosa è, invece, addivenire nelle forme ordinarie a un Trattato, a un’intesa fra più stati, ciascuno dei quali espressione di una già sottostante unità politica. Il mito di una «Costituzione senza popolo» altro non è stato, quindi, che una mera astrazione dietro la quale si è tenacemente trincerato il neofunzionalismo europeo, particolarmente attento a evitare ogni sorta di contatto fra istanze democratiche e processo di integrazione.

Ma costruire un processo costituente al riparo dai popoli non è possibile. Un processo costituente per poter agire storicamente ha sempre avuto bisogno di incunearsi in un mito ordinante, in istanze fondative, in un progetto politico di società. Appare, pertanto, a dir poco abnorme il tentativo, ancora oggi in atto, di liquidare la funzione democratica e la forza legittimante dei popoli alla stregua di un tabù primordiale, un retaggio schmittiano, una sorta di remora ancestrale sul cammino dell’integrazione europea. Il nesso popolo-costituzione sarà pure un principio risalente nel tempo ma rappresenta, a tutt’oggi, uno dei punti di forza del costituzionalismo e della civiltà giuridica moderna. La teoria costituzionale è vecchia (perlomeno) di due secoli ma è l’unica che abbiamo ancora oggi a disposizione per interpretare e codificare lo stato delle cose presenti. E così sarà anche in futuro. Almeno fino a quando non sarà immaginata e sperimentata un’altra più «elevata» forma di legittimazione del potere in grado di soppiantare definitivamente quella democratico-costituzionale.

La questione democratica europea si colloca oggi al centro di questo crocevia. Per l’Unione è giunto il momento di scegliere se continuare a essere un opaco luogo di intese tecnico-normative (fra élite, giudici, poteri economici, lobbies finanziarie, governi) oppure se voltare finalmente pagina, provando a rilanciare su basi democratiche il processo di integrazione.

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21 aprile
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“Chiusa in modo arbitrario la rivendita biglietti all’autostazione”. La denuncia di Valdemaro Cordelli

Il Segretario dei Comunisti italiani di Montevarchi, nella Federazione della Sinistra, denuncia la chiusura della biglietteria dell’autostazione. “Dal 23 marzo non è più aperta al pubblico, con gravi disagi per i cittadini. Una decisione grave presa da un momento all’altro”

Dal 23 marzo scorso Etruria Mobilità Scarl, la società che gestisce il trasporto pubblico su gomma in Valdarno, ha chiuso la biglietteria presente presso l’autostazione di viale Diaz a Montevarchi. Una decisione che è stata comunicata agli utenti con un semplice biglietto apposto il giorno prima, e senza altre spiegazioni.

A denunciare il fatto è stato Valdemaro Cordelli, segretario dei Comunisti italiani di Montevarchi, nella Federazione della Sinistra. “Quello non era soltanto un punto vendita dei biglietti e degli abbonamenti, cosa già di per sé importante, ma anche un punto di riferimento per chi utilizza il trasporto pubblico su gomma. Un addetto, presente ogni giorno, rispondeva infatti a tutte le richieste di informazioni di cui i cittadini potessero avere bisogno”.

Cordelli definisce questa chiusura “un fatto gravissimo, soprattutto perché preso in maniera arbitraria dalla società. Ma anche perché, non dimentichiamolo, va a ricadere inevitabilmente sulle fasce più deboli della popolazione, su coloro che si spostano con l’autobus spesso per necessità: anziani, operai, giovani studenti. La chiusura della biglietteria è stata una grave mancanza di sensibilità nei confronti di queste persone, e dei loro diritti primari”.

La chiusura della biglietteria, che tra l’altro sarebbe avvenuta anche all’insaputa dell’amministrazione comunale, potrebbe, secondo Cordelli, costituire un atto talmente grave da configurarsi in un reato. “Non escludo che si possa pensare anche all’interruzione di pubblico servizio – commenta Cordelli – una questione che mi riservo di approfondire, magari consultando il Giudice di pace”.

fonte: valdarnopost.it

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